Le patologie più comuni che colpiscono le palpebre sono: il calazio, l’entropion, l’ectropion, la distichiasi e la ptosi.
Meno frequenti le forme tumorali che spesso non sono risolvibili con un intervento di chirurgia ambulatoriale ma richiedono il ricovero ospedaliero del paziente.

CALAZIO

Il calazio è causato dall’infiammazione di alcune ghiandole presenti nel tarso, la porzione cartilaginea delle palpebre. L’insorgenza di gonfiore e fastidio alla palpebra si trasforma spesso in un dolore localizzato in una zona arrossata che risulta ispessita al tatto.
Nelle primissime fasi è possibile ridurre il fastidio utilizzando il calore sulla palpebra interessata, si possono acquistare i sacchetti di gel venduti in farmacia utilizzati normalmente per trattenere il freddo ma anche il caldo se riscaldati con forno a microonde. In alternativa i vecchi rimedi della nonna sono sempre validi come la patata bollita avvolta con pellicola d’alluminio o un uovo sodo caldo.
Nel caso d’insuccesso si passa all’uso di pomate contenenti antibiotico e cortisone per una settimana. Se il calazio non sparisce o rimane comunque infiammato è preferibile asportarlo chirurgicamente.

L’intervento ambulatoriale è semplice, eseguito in sala operatoria in anestesia locale, rapido e mini invasivo.
Si esegue l’anestesia con un ago molto sottile e dopo qualche minuto si applica una particolare pinzetta che ha una funzione emostatica e protettiva del bulbo. Se possibile è sempre preferibile eseguire il taglio dalla parte interna della palpebra per evitare una sutura esterna; svuotato il contenuto mucopurolento si pratica una pulizia profonda con una curette.
L’intervento è terminato, la ferita viene disinfettata e medicata con pomata antibiotica, non si applica nessuna sutura se eseguito per via congiuntivale interna; la medicazione compressiva consiste in una benda fermata con cerotto sull’occhio chiuso per circa dieci minuti. Tolta la medicazione, il paziente torna a casa ed instilla un collirio antibiotico per una settimana, il primo controllo viene fatto dopo sette giorni.

ENTROPION

In caso di Entropion il bordo palpebrale tende ad arrotolarsi verso l’interno e a mettere in contatto le ciglia con la cornea creando danni di varia importanza che vanno dal lieve fastidio, come se ci fosse un corpo estraneo nell’occhio, a gravi ulcerazioni corneali.
Occhio rosso, lacrimazione e fotofobia si accompagnano spesso a questa condizione.
Solitamente è acquisito e si manifesta più frequentemente nelle persone anziane per indebolimento delle strutture tendinee e strutturali della palpebra. A volte associato a blefarospasmo e in certi casi risolvibile temporaneamente con iniezioni di sostanze miorilassanti, in altri casi causato da traumi chirurgici o malattie autoimmuni.
L’operazione è ambulatoriale in anestesia locale eseguita in sala operatoria con la presenza del medico anestesista. Dopo una o due settimane si asporteranno i punti di sutura.
L’intervento ha lo scopo di migliorare la funzionalità della palpebra ed evitare danni corneali da sfregamento.

ECTROPION

Il margine della palpebra inferiore è ruotato verso l’esterno e perde contatto con il bulbo oculare, la corretta lubrificazione e protezione della cornea viene a mancare, le lacrime non vengono più incanalate verso il puntino lacrimale per il corretto deflusso e bagnano costantemente la cute della palpebra inferiore che subirà nel tempo irritazione, macerazione fino alla contrazione della cute che peggiorerà l’ectropion.
I sintomi sono: sensazione di corpo estraneo, occhio rosso e lacrimoso, eczema della cute palpebrale per l’irritazione generata dallo scolo delle lacrime. Il mancato contatto della palpebra con il bulbo nel tempo può provocare una cheratite da esposizione.
L’ectropion è solitamente acquisito, compare in genere per indebolimento delle parti legamentose e strutturali della palpebra nella vecchiaia.
In certi casi la causa è cicatriziale, causata da ustioni o pregressi interventi della zona palpebrale o per la presenza di neoformazioni voluminose che per il loro peso portano il bordo palpebrale verso l’esterno; esiste anche una forma paralitica per danno al nervo facciale.
L’intervento è ambulatoriale, eseguito in sala operatoria, in anestesia locale più eventuale blanda sedazione, ha lo scopo di correggere la posizione del bordo palpebrale per riportarlo a contatto con il bulbo, in certe condizioni è necessario l’impianto di un lembo di cute.

DISTICHIASI

Distichiasi è la posizione non corretta che assumono le ciglia rivolgendosi verso il bulbo creando danni anche importanti a livello corneale.
I sintomi sono fastidio, dolore, occhio rosso e lacrimazione.
Solitamente è colpita la palpebra inferiore ma a volte anche la superiore può essere interessata.
La soluzione è chirurgica, è un’operazione delicata spesso resa ancor più complessa da precedenti e ripetute coagulazioni delle ciglia.
L’intervento è ambulatoriale, in anestesia locale effettuato in sala operatoria.

PTOSI

La ptosi è l’abbassamento della palpebra superiore, può essere leggero o coprire del tutto l’area della pupilla provocando una limitazione al campo visivo del paziente.
La ptosi può interessare una od entrambe le palpebre superiori, essere ereditaria o presente alla nascita oppure manifestarsi più tardi in età adulta. Può interessare sia gli adulti che i bambini ed è in genere corretta con un intervento chirurgico.
La ptosi presente dalla nascita si definisce ptosi congenita. La causa più comune è uno scarso sviluppo del muscolo elevatore, sono possibili anche altre patologie associate. In questi casi è spesso necessario l’intervento chirurgico per permettere al bambino di avere un normale sviluppo della visione ed evitare l’ambliopia (occhio pigro) che, se non corretta precocemente, porterà ad una riduzione permanente della visione.
La ptosi dell’adulto é spesso causata dal distacco o indebolimento dell’aponeurosi del muscolo elevatore della palpebra superiore.

Le cause sono:

  • traumi oculari
  • interventi oculari tipo cataratta (traumatismo da blefarostato)
  • tumori oculari che ostacolano la funzione del muscolo elevatore
  • lenti a contattato rigide o semi rigide
  • a volte si associa a diabete o altre malattie

COME SI CURA LA PTOSI NELL’ADULTO?

Il chirurgo oftalmoplastico durante la vista pre operatoria raccoglie tutte le informazioni sullo stato di salute generale e oculare del paziente, richiede gli esami del sangue di routine ed E.C.G. e valuta la possibilità d’intervento. L’operazione eseguita in sala operatoria, non richiede ricovero, è in anestesia locale (negli adulti) e ha un tempo di circa 45 minuti. In base alle cause che hanno generato la ptosi si interviene con una plicatura del tendine o una resezione o una reinserzione.

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