Come abbiamo approfondito qui, il cheratocono è una malattia della cornea in cui il tessuto perde progressivamente stabilità, si assottiglia e tende a deformarsi, causando astigmatismo irregolare e peggioramento della qualità visiva. Tuttavia, il cheratocono si può spesso stabilizzare se viene riconosciuto in tempo, soprattutto nei pazienti giovani, grazie a esami come topografia e tomografia corneale e a terapie mirate come il cross‐linking.

Come è possibile trattare il Cheratocono?

La gestione del cheratocono è strettamente correlata allo stadio della malattia e dalla velocità di progressione. Dal punto di vista terapeutico distinguiamo due obiettivi: stabilizzare l’evoluzione della patologia (fermare la progressione) e migliorare la qualità visiva del paziente.

Cross-Linking Corneale (CXL)

Il cross-linking corneale — o CXL — è attualmente il trattamento d’elezione per bloccare la progressione del cheratocono. Si basa sulla combinazione di riboflavina (vitamina B2) e raggi ultravioletti di tipo A (UVA). La riboflavina viene instillata sulla cornea per circa 30 minuti, successivamente irradiata con luce UVA per altri 30 minuti. Questa reazione fotochimica crea nuovi legami covalenti tra le fibre di collagene stromali (cross-links), aumentando significativamente la rigidità e la resistenza meccanica della cornea.

I trattamenti per bloccare la progressione del cheratocono

Il Cross-Linking prevede due varianti principali:

  • CXL standard (epi-off): la sottile membrana superficiale della cornea (epitelio) viene rimossa prima del trattamento, per permettere una migliore penetrazione della riboflavina.
  • CXL transepiteliale (epi-on): l’epitelio viene mantenuto integro, rendendo la procedura meno invasiva e con guarigione più rapida, ma con una minore penetrazione del farmaco e risultati leggermente inferiori rispetto alla tecnica standard.

Il cross-linking nella grande maggioranza dei casi stabilizza o addirittura riduce il grado di cheratocono nel tempo, evitando la necessità di un trapianto corneale.

Iontoforesi (I-CXL)

La Iontoforesi (I-CXL) è un trattamento simile al Cross Linking corneale indicato in cheratocono avanzato con cornea molto sottile dove non è possibile utilizzare la tecnica classica Epi- off, che consiste nel trasferimento di molecole, fornite di carica ionica (come la riboflavina) all’interno dei tessuti da trattare grazie ad un campo elettrico a bassa intensità. La penetrazione delle molecole di riboflavina all’interno del tessuto corneale è più rapida, non danneggia i tessuti e non necessita dell’asportazione dell’epitelio corneale.

La Iontoforesi corneale permette infatti di ridurre l’intervento di Cross-Linking corneale a soli 14 minuti totali (imbibizione ed irraggiamento UV-A) nei confronti dei 60 minuti della tecnica transepiteliale standard (con imbibizione passiva): la fase di imbibizione della cornea con riboflavina mediante iontoforesi richiede 5 minuti, mentre l’irradiazione 9 minuti. Il trattamento è rapido e indolore al termine del quale può essere applicata una lente a contatto di protezione per un paio di giorni e poi rimossa; nei giorni successivi è normale la sensazione di sabbia nell’occhio e la vista appare leggermente offuscata.

Gli Anelli Intrastromali per migliorare la qualità della vista

Gli anelli intrastromali (ICRS) sono segmenti di materiale biocompatibile (PMMA) curvilinei a forma di C impiantati nello stroma corneale mirano a regolarizzare la curvatura e ridurre astigmatismo/irregolarità, migliorando visus con occhiale o lente; vengono spesso considerati quando la cornea è trasparente ma la qualità visiva è insufficiente o la tolleranza alle lenti è scarsa, e non sostituiscono la stabilizzazione se la malattia è progressiva.

Spesso si combinano con il cross-linking. Il risultato è una riduzione notevole dell’astigmatismo e della miopia, e un netto miglioramento della visione complessiva. L’intervento è ambulatoriale e dura circa 30 minuti: dopo l’applicazione del collirio anestetico e antibiotico negli occhi, si procede con il laser a Femtosecondi uno o due sottili tunnel nello spessore della cornea dove poi verranno inseriti gli anelli intrastromali. La visione sarà più nitida già nelle primissime ore dopo l’operazione e migliorerà anche la tollerabilità di lenti a contatto.

Lenti a camera anteriore fachiche (ICL): Nei casi in cui il cheratocono è stabile e la forma corneale consente una corretta correzione, è possibile impiantare una lente intraoculare per ridurre il difetto refrattivo.

Trapianto di Cornea

Nei casi avanzati, con cicatrici corneali significative o con perdita della trasparenza, il trapianto di cornea (cheratoplastica) può essere l’unica soluzione per recuperare una visione funzionale. Le tecniche più moderne, come la DALK (Deep Anterior Lamellar Keratoplasty), permettono di sostituire solo gli strati corneali alterati, conservando l’endotelio del paziente e riducendo il rischio di rigetto.

Si può ricorrere alla Chirurgia Refrattiva in presenza di Cheratocono?

Il cheratocono è una controindicazione assoluta alla chirurgia laser refrattiva. Operare una cornea già strutturalmente debole con il laser ne accentuerebbe l’assottigliamento, accelerando drammaticamente la progressione della malattia. Per questo motivo, uno screening topografico accurato è sempre necessario prima di qualsiasi intervento refrattivo.